L’AFRICA, IMMENSO LAGER INTEGRALISTA
Gli africani si sono assicurati il primato di continente omofobo. Con la scusa della lotta alla “depravazione”, lo stato di diritto è abolito di fatto: anni e anni di carcere o pena capitale per il solo fatto di essere gay. Un omogenocidio attuato da un connubio di integralismi cristiani e islamici per colpire le scelte personali, la cultura laica della società e lo stato pluralista, rafforzare il potere religioso in stati autocratici o avviati a esserlo proprio grazie a leggi medievali in accumulo
La maggior parte degli stati africani non hanno mai cessato di approvare, a parte qualche eccezione, anche recentemente, leggi o disposizioni omofobe sempre più pesanti. Ormai è il continente di gran lunga più violento e intollerante verso il mondo lgbtq. E non solo, anche verso le donne. Metà degli stati cristiani si sono uniti all’andazzo approvando anche loro leggi simili, mentre è vero che l’altra metà degli stati cristiani resiste, ma a parte il caso eccezionale del Sudafrica, dove è riconosciuto il matrimonio egalitario, sono in genere piccole entità legate al turismo europeo, come le isole Seychelles, La Riunione, Sao Tomé e Principe. La parte meridionale dell’Africa è più tollerante.
Tutti gli altri stati non cristiani, prevalentemente islamici, non perdonano diversità sessuali, arrivano a decretare la pena capitale, eccetto situazioni quali Gibuti e Costa d’Avorio ancora influenzate dai rapporti ex coloniali con la Francia. Qui il reato di omosessualità era stato abolito fin dalla Rivoluzione del 1789, eppure lo ritroviamo in alcune ex colonie o protettorati come in Marocco, Mali, Tunisia, Algeria, Burkina Fasu, Togo. Nel Ciad è stato addirittura introdotto per la prima volta nel 2017.
“Golpe, restrizioni ai media, concentrazione del potere e privazioni delle libertà civili” caratterizzano in varia misura tutto il continente, in un “arretramento globale della democrazia, di cui proprio l’Africa è il centro, scrive la rivista Nigrizia (1)“. In questo contesto, è maturato l’obiettivo di imporre un quadro giuridico a livello continentale basato su visioni obsolete e arretrate che si richiamano alla tradizione ma che sono solo rielaborazioni moraliste della stessa. Si preferisce valorizzare queste, tramite imposizioni violente e dittatoriali, invece di proseguire sulla strada dei diritti umani. Protagonista una sorta di santa alleanza speciale fra sette cristiane e sette islamiche, che affermano all’unisono le stesse identiche panzane, preoccupate di controllare l’evoluzione di popoli ed etnie.
Stati cristiani in prima fila
Basta guardare come sono messi in fatto di omofobia importanti stati a maggioranza cristiana: Sudan, Etiopia, Camerun e Uganda (circa 275 milioni di abitanti in totale, la sola Etiopia ne conta 138 milioni) possono essere definiti autentiche autocrazie elettorali o regimi autoritari tout court, dove al vertice maramaldeggia una figura ritenuta più un padrone, che un padre della patria. Altri grandi stati cristiani, come Kenya, Zambia e Sierra Leone, Ghana, Tanzania e Nigeria (in totale ben 402 milioni di anime), dove gli attacchi omofobi sono violentissimi, con episodi di vero e proprio linciaggio di massa per la strada in Kenya verso chiunque sia sospettato di essere gay, sono tutte democrazie incerte, incoerenti, semi fallimentari, prive di un chiaro concetto di che cosa comporti esserlo. Nel complesso, sono tutti regimi che soffrono di gravi carenze nello stato di diritto, di corruzione sistemica, di parzialità dei media e nella limitata indipendenza della magistratura.
Gli unici stati africani che non criminalizzano l’omosessualità, 22 sul totale di 54, sono tutti a maggioranza cristiana, come Angola, Mozambico e soprattutto Sudafrica, ma non arrivano a 200 milioni di abitanti. In altri termini, quasi un miliardo di africani del complessivo miliardo e mezzo sono cristiani, ma solo il 20% all’incirca non vive all’insegna di stati che impongono modelli di vita graditi a governi antidemocratici mascherati da crociati della morale pubblica.
L’alleanza con gli islamici sempre più solida
Gli stati a maggioranza cristiana che hanno adottato pene severissime, ispirati da isteriche campagne politico-religiose. I precedenti nell’area ex coloniale britannica, non erano così disumani nello studiare le pene. Il loro appello a un continente “spiritualmente sano”, cioè bigotto, fa leva su presunte tradizioni africane: peccato che, al contrario, posseggano costumi molto vari e ricchi. Nelle tradizioni africane antiche e precoloniali, infatti, esistevano numerose forme di relazioni e costumi omosessuali o fluidi, oggi tutti vietati proprio da stati africani convinti di procedere nel processo di liberazione.
In quanto agli stati islamici, gli unici dove vige la pena di morte, come Mauritania, Nigeria, Libia, Somalia, Somaliland, Sudan, il nord islamico dell’Uganda, o l’ergastolo, come il Gambia e il Sierra Leone, la musica non cambia, semmai peggiora: Burkina Fasu, Niger, Guinea, Mali, ma anche Egitto e Algeria formalmente guidati da capi di stato civili, non scherzano in fatto di omofobia, sotto la “supervisione” religioso-militare sui governi. La gestione del potere negli stati islamici dell’Africa è fortemente accentrata attorno a figure presidenziali forti, se non militari. In Marocco, il potere costituzionale è condiviso con il re, attualmente Mohammed VI, il quale conserva prerogative assolute su questioni religiose, militari e di sicurezza nazionale, in pratica su metà della vita del Paese.
Casi significativi: Niger e Ghana
L’ultimo in ordine di ingresso nel club degli stati omofobi, è il Niger, ben un milione e 200mila Kmq di territorio per 25 milioni di abitanti, dove l’omosessualità non era esplicitamente repressa dalla legge, più che altro considerata un tabù in una società tradizionalista e prevalentemente musulmana. Nel giugno del 2026, improvvisamente fu dichiarata “non conforme ai valori sociali e culturali del Niger”. Le pene previste possono arrivare a 20 anni di reclusione, con multe fino a 750.000 euro, senza possibilità di condizionale o di circostanze attenuanti. Da zero a 20 anni di reclusione di punto in bianco, senza nemmeno preannunciare il provvedimento, chiaramente per impedire proteste formali. “Atti spudorati, contro natura, con una persona dello stesso sesso», o un «cambio di sesso» fanno rischiare tra 5 e 10 anni di carcere, mentre chi si sposa rischia fino a 20 anni, con pene dai 10 anni in su anche per i testimoni o organizzatori, gestori di club o organizzazioni omosessuali (2)“. Che cos’era successo? Un colpo di stato nel luglio 2023 aveva portato la repubblica democratica del Niger a diventare una dittatura militare completa. Il Paese perde così lo status di democrazia e opera sotto un regime dittatoriale o autocratico, guidato dal generale Abdourahmane Tchiani, che emana leggi in grado di accontentare i leader islamici conservatori e soprattutto rendersi simpatico all’Unione africana (che probabilmente l’ha perorata al generale Tchiani) con i suoi 54 stati membri.
Una “Carta” per imbrigliare l’intero continente
In effetti, c’è uno stato cristiano dell’Africa occidentale, il Ghana, 37 milioni di abitanti, che si dà parecchio da fare nel promuovere in seno all’Unione africana, principale organizzazione sovranazionale del continente, una specie di Onu continentale, l’ormai famosa Carta africana per la protezione della famiglia, della sovranità e dei valori religiosi e culturali (3). Codesta “Carta” ghanese la si vorrebbe vedere applicata in tutti gli stati del continente, nessuno escluso.

Redatta in realtà da fanatici ugandesi, non è libertatum, bensì il contrario, un inno alle restrizioni più assurde e medievali, delinea un solo modello di famiglia, definito “tradizionale”, ossia nucleo composto da un uomo e una donna, che in realtà tradizionale non è, in virtù del quale s’invitano gli Stati a co-firmare, a proteggere tale sacra struttura da “influenze esterne”, cioè occidentali. In sostanza si chiede a tutti gli stati apertamente già omofobi di concordare una formulazione fatta apposta per dare vita a dure persecuzioni anti‑LGBTQ in tutta l’Africa, ma anche a porre restrizioni ai diritti delle donne, primo fra tutti all’aborto, e a giustificare notevoli limitazioni alla libertà di pensiero e di espressione intorno a questi temi, a salvaguardare il più brutale maschilismo. Infine, “la definizione di famiglia contenuta nella carta, basata strettamente sul matrimonio eterosessuale, in verità ignora l’enorme diversità delle famiglie presenti nei 54 paesi del continente”, scrive The Guardian in un articolo di corrispondenza il giugno scorso, “riflesso di una sovrapposizione unica di culture indigene, religioni, eredità coloniali e modernizzazione (4)“, un misto di poligamia, matrilineare, patriarcale, monoparentale, pluriparentale, tutte con esigenze specifiche.
Chi pensa che in codesto continente la violenza degli uomini sulle donne in famiglia e l’infibulazione, quest’ultima praticata soprattutto nella valle del Nilo (Somalia, Sudan, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Egitto, Mali e Guinea), fossero ritenuti i primi problemi da affrontare in un consesso globale come l’Unione africana, è servito. Gli attivisti dei diritti umani ricordano che la retorica dei “valori tradizionali” è in realtà spesso impiegata per reprimere movimenti civili e consolidare il potere politico. “Non si tratta di proteggere la cultura africana, ma di limitare diritti fondamentali”, ha dichiarato un rappresentante di una rete panafricana.

Il connubio inter-religioso
Tale condensato di idiozie illiberali e maschiliste rivela e crea un connubio del tutto particolare fra cristiani e islamici iperconservatori che in futuro potrebbe anche essere sperimentato in Europa. Da molti anni Chiese e sette cristiane, unitamente a varie sette islamiche in Africa, fanno a gara a chi è più rigoroso e inflessibile nel proporre condanne penali per “atti contro natura”. Come rilevato anche da organismi dell’Onu, un Paese in cui l’omosessualità è punita con il carcere non rispetta lo Stato di diritto nemmeno per chi omosessuale non lo è, non è in grado di offrire garanzie sufficienti per tutti i cittadini, divisi tra “normali” e “anormali”. Sempre nel Ghana, Paese proponente la “Carta”, insieme alle norme che aumentano le pene, recentemente è stata introdotta una legge che punisce col carcere anche chiunque non denunci o non indichi alla polizia la presenza o la conoscenza di omosessuali sospetti. A decine sono stati incarcerati, gay sospetti ed eterosessuali insieme, e portati alla confessare e alla denuncia con la tortura. La legge è stata voluta dal presidente John Dramani Mahama che continua a proclamarsi grande cristiano per ottenere l’appoggio dei leader religiosi, cristiani e pure non cristiani, per farsi eleggere. Simili personaggi politici sono la norma in Africa e un pericolo per il mondo.
Un sistema omorepressivo, è strutturato come segue:
- apre la porta al controllo statale su qualsiasi aspetto della vita personale dei cittadini, gli permette di legiferare e giudicare la sfera intima e privata degli individui;
- può essere usato per limitare la libertà di espressione, associazione e movimento dell’intera popolazione, strumento di repressione ed estorsione politica, per punire dissidenti o attivisti per i diritti civili;
- viene usato da persone disoneste per ricattare ed estorcere denaro a omosessuali, parenti e amici, con l’incoraggiamento e la complicità fra criminalità comune e stato.
- viola apertamente i principi di uguaglianza e non discriminazione sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani;
- determina la paura dell’arresto o della denuncia, spingendo a nascondersi, evitare gli ospedali e i test diagnostici;
- causa di discriminazione sul lavoro, depressioni, perdita di produttività e costi sanitari;
- danneggia gravemente sia il sistema economico sia la sanità pubblica perché registra picchi di disturbi d’ansia, depressione e suicidi per lo stigma istituzionalizzato, sovraccaricando i servizi di salute mentale;
- soffoca sul nascere la cosiddetta “Pink Economy”, l’economia legata al mercato LGBTQ+, blocca il boom nel settore del turismo interno, della ristorazione e dei servizi; ome ampiamente dimostrato, incide sul turismo e sulla fuga di cervelli. Nel complesso, lo stato omofobo crea un quadro non favorevole al lavoro e alla sicurezza sociale, tale da scoraggiare investimenti esteri

Perché è un genocidio legalizzato di gay

Singolare la combinazione, anzi, la concorrenza, fra i due estremismi cristiani e islamici presenti contemporaneamente nei singoli stati africani, che riesce a ottenere la sospensione dello stato di diritto. Il pericolo universale è proprio questo maturare contemporaneo dell’integralismo biblico. Nel caso dell’islam è la solita omofobia coranica, ma nel caso di stati cristiani entrano in gioco diversi fattori. Intanto si registra l’incapacità della chiesa cattolica di rito latino (Vaticano), la setta cristiana più importante del continente, con circa 200 milioni di fedeli, di reagire a un simile eccesso di sessuofobia.
Vanno poi calcolati i milioni di dollari investiti soprattutto da varie sette cristiane americane e non solo. Cattolici, anglicani e pentecostali d’Oltreoceano, in massima parte di tendenze ultraconservatrici assistono intere località influenzando e condizionando il loro pensiero politico. Milioni di africani dipendono dai loro massicci aiuti sanitari e alimentari, dalle decine di milioni di dollari effettivamente investiti per fronteggiare carestie e malnutrizione, scarsa istruzione, carenza di servizi igienici, ma anche per influenzare partiti e media fino a creare diffusi sentimenti di forte omofobia, che francamente in Africa non c’erano mai stati. Tutte le chiese, infatti, dimenticando le loro divisioni teologiche, concordano su una cosa sola: l’omofobia, contro la libertà di orientamento sessuale e sull’istituzione a riguardo, di pene mai viste. Parallelamente alle associazioni cristiane occidentali, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC) ha spesso fatto blocco con il gruppo africano all’ONU per opporsi al riconoscimento dei diritti LGBT. E’ una vera e propria operazione coordinata con le associazioni cristiane. Cristiani e islamici hanno gettato insieme recinti contrari alla laicizzazione della società, hanno creato forme feroci di controllo ideologico sulla società, hanno messo al bando lo stato laico, l’indipendenza culturale. Hanno reso l’Africa un continente mortale per i gay ipotecando l’intera società.
Le forme di persecuzione in Nigeria, Liberia e Senegal

Lo Stato di diritto richiede la tutela dei diritti umani fondamentali, tra cui il diritto alla libertà, alla privacy e all’uguaglianza davanti alla legge. Le Nazioni Unite considerano la criminalizzazione dell’omosessualità una violazione di questi principi. Significativi i casi della Nigeria e della Liberia. In Nigeria prevale l’idea secondo cui la forza e l’importanza della tradizione, o meglio, ciò che viene ritenuto tradizione, debba prevalere sui diritti e le libertà individuali. In Liberia, lo stato fondato dagli schiavi liberati che hanno voluto tornare in patria, i leader religiosi cristiani e musulmani che insieme controllano partiti e media, diffondono una pesante retorica omofobica, definendo l’omosessualità come “anti-africana” e contraria ai valori tradizionali, quando invece è dimostrato che in passato esisteva una buona tolleranza anche nella tradizione. Nel Senegal islamico, la vittoria al primo turno delle presidenziali di Bassirou Diomaye Faye, 44 anni, fu salutata come un trionfo della democrazia. In realtà per ottenere il consenso dei gruppi islamici più integralisti, ha promesso e successivamente promulgato una legge che raddoppia le pene per “atti contro natura” e dove omosessualità e bisessualità sono punite con condanne da 5 a 10 anni e pesanti multe. Il provvedimento criminalizza anche la “promozione”, con pene da 3 a 7 anni di carcere non solo l’orientamento sessuale, ma anche la semplice difesa verbale, il sostegno politico o il finanziamento a organizzazioni per i diritti civili. Si tratta di una violazione diretta della libertà di parola e di associazione. Il clima è di persecuzione aperta, le settimane precedenti e successive al voto sono state segnate da campagne mediatiche aggressive; a febbraio, 12 uomini, tra cui due personaggi pubblici e un giornalista, sono stati arrestati e accusati di “atti contro natura”. “una legge che calpesta i diritti umani”. “una legge che calpesta i diritti umani”.

Albergatori come poliziotti
Gli stati africani che condannano i gay ad anni e anni di galera sono ridicoli perché è come ammettere la diffusione del reato, anzi, più anni di galera assegnano, più significa che il tema è diffuso. A differenza del continente asiatico, dove i giganti demografici come India, Cina, Indonesia in parte, Giappone, hanno rimosso dai loro codici penali i reati legati all’orientamento sessuale, in Africa la stragrande maggioranza della popolazione vive in stati che continuano a criminalizzare e anzi tendono ad aggravare la situazione. L’Africa, molto prima del resto del mondo era, ed è tutt’oggi, colore, danza, canto, pittura, body art, scultura, gioielli e ornamento, musica, architettura, scrittura. Tutte cose inventate dai nostri progenitori africani e tutt’ora presenti, malgrado tutto, nel continente più bello del pianeta.
Note sitografiche
(1) Nigrizia, vedi QUI
(2) Africarivista, “Il Niger criminalizza l’omosessualità per legge”, vedi QUI
(3) African Charter on the Protection of the Family, Sovereignty, and Religious and Cultural Values, vedi QUI
(4) The Guardian, “La carta africana condannata dalle organizzazioni per i diritti umani come regressiva e pericolosa, vedi QUI
Ecco gli stati a maggioranza cristiana dove sono presenti leggi omofobe
Camerun: reato punito da 6 mesi a 5 anni di carcere. Gravi violenze, arresti arbitrari, stigmatizzazione sociale diffusa, arresti anche sulla base di semplici sospetti o denunce. Le autorità usano regolarmente elementi come profilattici e lubrificanti come “prove” per procedere con le condanne omofobe. I cristiani sono i due terzi della popolazione totale, la più parte è cattolica. Il resto della popolazione è per lo più islamico, minoranze animista
Eritrea: islamici e cristiani ortodossi in egual numero, pene detentive fino a 7 anni. La comunità lgbtq affronta gravi persecuzioni istituzionali e una forte stigmatizzazione sociale
Etiopia: reato punibile con la reclusione fino a 15 anni. Il 60-63% della popolazione è della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo. Significativa minoranza islamica (circa il 33-34%), presenze cattolica e protestante crescenti
Ghana: da 3 anni fino a 5 anni di carcere per atti omosessuali, gli anni possono arrivare a 10 per chi promuove o finanzia attività LGBT. Il Ghana arriva a obbligo i cittadini a denunciare chiunque sia sospettato di avere rapporti omosessuali, pena il carcere. Proibiti, ma tollerati, i rapporti anali e orali fra sessi diversi.
Kenya: fino a 14 anni di reclusione per “conoscenza carnale contro l’ordine della natura”. L’80-85% della popolazione è divisa in numerose sette, la prevalente è la Chiesa Anglicana del Kenya (ACK), ma si espandono rapidamente le molte chiese legate e finanziate dagli Usa. Ci sono poi varie chiese ortodosse. Islam praticato da circa 10-15% della popolazione.
Liberia: punibile fino a un anno di carcere o multe salate. Lo stato è fortemente omofobo, i leader cristiani e islamici fanno a gara a chi lo è di più e chiedono di aumentare le pende.
Malawi: fino a 14 anni di reclusione.
Nigeria: due tipi di pene: una fino a 14 anni di reclusione, mentre nei 12 Stati del nord (sul totale di 36), a prevalenza islamica, si applica la Sharia, arrivando alla condanna a morte.
Sudan del Sud: fino a 10 anni di carcere.
Swaziland: L’85-90% della popolazione è cristiana, l’ omosessualità illegale ma la legge non è applicata
Tanzania è un reato grave, pene fin a 30 anni. Pesante persecuzione contro militanti lgbtq. Il 60% della popolazione è cristiano, metà dei quali cattolici, gli altri legate a chiese Usa. Gli islamici sono il 35%
Togo: omosessualità punibile con la reclusione da 1 a 3 anni e multe salate. Paese cristiano misto cattolico e protestante, con gli islamici al 20%, e 30% di animisti
Uganda: una delle normative più severe al mondo, la peggiore in Africa. I rapporti omosessuali consensuali sono puniti con l’ergastolo e l’omosessualità “aggravata” con la pena di morte. Paese cristiano all’84% della popolazione, metà anglicano metà cattolico, con una crescente presenza dei pentecostali. La restante parte della popolazione segue l’islam, in maggioranza sunnita, o religioni tradizionali africane. La legge criminalizza anche la “promozione dell’omosessualità” con pene fino a 20 anni di carcere, colpendo attivisti e organizzazioni.
Zambia: punita con pene da 10 a 14 anni di carcere, ma possono arrivare fino all’ergastolo. Dichiarata “nazione cristiana”, in effetti il 95% della popolazione si professa tale, tra protestanti vari (tra avventisti, luterani, neo-apostolici sono il 75%) e cattolici romani (meno del 20%). L’islam è il 3% della popolazione
Zimbabwe: stato fortemente cristiano protestante seguito dal 62% della popolazione, tra metodisti, anglicani e avventisti. I cattolici sono circa il 10% dei cristiani, il resto della popolazione è animista. Spesso cristianesimo e culti indigeni vengono fusi. Condanna moderata dell’omosessualità maschile, reato punibile con multe o fino a un anno di carcere
In tutti questi Paesi, anche se non esistono leggi antigay, spesso non hanno vita facile, o per l’atteggiamento occasionale della polizia o per l’ostilità di parte della popolazione. Nessuno, in ogni caso, a parte il Sudafrica, ha leggi contro la discriminazione sessuale.





