Terrorismo nel mondo Lgbtq: quello di Berlino nel luglio 2026, è opera di due “lupi solitari”, non è il primo attentato e non sarà l’ultimo. Quanti altrettanti “pazzi omofobi” disposti a immolarsi ci sono in giro? I dati parlano chiaro: le leggi dell’intero mondo islamico sono feroci, seguito da quello cristiano in Africa, delineando una sorta di “mezzaluna” speciale. Ecco la mappa
L’attentato al pride di Berlino di cui si è reso esecutore un cittadino tedesco di origini libanesi, ripropone nel modo più tragico l’omofobia criminale del fanatismo islamico. Vediamo di capire qualcosa dai fatti. Alle ore 22 di sabato 25 luglio un van bianco guidato da un 21enne, insieme a un complice, si era scagliato ad alta velocità contro i partecipanti al Pride cittadino (Christopher Street Day), manifestazione con migliaia di persone. L’attentatore ha ucciso una donna e ferito una trentina di persone anche in modo grave. Sarebbe poi sceso dal veicolo brandendo un’arma da taglio, con cui avrebbe aggredito altre persone prima di fuggire a piedi. Abdul Ballout, questo il suo nome, è poi morto a seguito di un tentativo di cattura delle forze speciali, le quali lo hanno scovato in un capanno da giardino nel quartiere di Spandau a Berlino. Trattenuto in passato più volte in riformatorio, era noto come sostenitore dello Stato Islamico. Ha gettato la sua vita per gridare tutto il suo odio possibile. Nella mattina di domenica la polizia ha arrestato il presunto passeggero che era in auto con lui. Si tratta di un uomo iraniano di cui al momento poco si sa.
Diverso il caso dell’iraniano arrestato come complice, di cui a un mese dai fatti sappiamo ancora meno. Evidentemente, non tutti gli iraniani viventi in Occidente sono contrari al regime criminale di Teheran. Anche questo è molto preoccupante. Quanti pazzi isolati, quanti lupi solitari hanno in mente di compiere gesti criminali?
“Mezzaluna Omofoba”

L’analisi della mappa definita “La Mezzaluna Omofoba” rivela una continuità geografica e geopolitica notevole, caratterizzata da una fitta rete di leggi che criminalizzano le persone LGBTQ+ lungo un arco continuo che unisce l’Africa e l’Asia.
Ecco i punti chiave che emergono da questa rappresentazione visiva:
1. La Continuità Geografica (La “Mezzaluna”)
Il termine “mezzaluna”, riprende la definizione antica di “Mezzaluna fertile”, la regione storica del Vicino Oriente antico con una forma a semicerchio (o mezzaluna), considerata la “culla della civiltà” per via della nascita dell’agricoltura e delle prime grandi comunità umane. Si estendeva dalla valle del fiume Nilo in Egitto, passando per la costa del Mediterraneo (Israele, Palestina, Libano, Giordania, Siria), l’Anatolia meridionale (Turchia) e scendendo fino alla Mesopotamia (tra i fiumi Tigri ed Eufrate, in Iraq e Iran). Oggi, la Mezzaluna omofoba descrive l’andamento geometrico e geografico di questa intolleranza di Stato: si osserva infatti una fascia ininterrotta di territori che si estende dalle coste dell’Oceano Atlantico (partendo dall’Africa occidentale, come la Mauritania e il Senegal) fino al Mar Caspio (coinvolgendo Turkmenistan e Uzbekistan) e spingendosi fino all’Asia meridionale e sud-orientale (Pakistan, Bangladesh, Malesia). Questa continuità territoriale crea una vera e propria barriera geopolitica in cui i diritti fondamentali delle persone LGBTQ+ sono sistematicamente limitati o negati.
2. La Convergenza Religioso-Giuridica (Islam e Cristianesimo)
La mappa suddivide la criminalizzazione statale sia in contesti a impronta islamica sia in contesti a impronta cristiana.
- I paesi a impronta islamica: Coprono tutta l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e parti dell’Asia centrale, meridionale e sud-orientale. In questo blocco, le sanzioni sono severissime: la pena di morte (o la pena di morte di fatto) è prevista in territori come la Mauritania, il Sudan, l’Arabia Saudita, lo Yemen, l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti (E.A.U.), il Qatar, il Kuwait e la striscia di Gaza. Altri paesi di questa area applicano il carcere o la detenzione (come Algeria, Libia, Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Malesia) o forme di persecuzione de facto (come l’Egitto).
- I paesi a impronta cristiana: Si concentrano principalmente nell’Africa sub-sahariana orientale e meridionale. Anche qui la repressione raggiunge livelli estremi, prevedendo l’ergastolo o la pena di morte in paesi come l’Uganda, lo Zambia e il Malawi, e il carcere o la detenzione in stati come il Sud Sudan, l’Etiopia, l’Eritrea, il Kenya, la Tanzania, il Burundi, lo Zimbabwe e l’eSwatini.
3. I Casi Speciali di Confine e Transizione
La mappa evidenzia alcune situazioni particolari in cui le due sfere giuridico-religiose si sovrappongono o creano asimmetrie interne:
- La Nigeria: Rappresenta il caso più emblematico di questa transizione, evidenziato da un duplice status. Nelle regioni meridionali vigono pene detentive (carcere), mentre nel Nord a maggioranza islamica si applica la pena di morte, riflettendo la spaccatura confessionale interna del paese.
- Aceh (Indonesia): Pur trovandosi all’interno di uno Stato (l’Indonesia) in cui il resto del territorio è colorato in grigio (nessuna legge omofoba), la regione di Aceh è colorata in arancione per via dell’applicazione locale della Sharia, che prevede il carcere o la detenzione per le relazioni omosessuali.
4. Una Sintesi Geopolitica
Il dato più significativo evidenziato dal sottotitolo della mappa è che questo asse “comprende tutti gli stati islamici e metà di quelli cristiani nell’Africa sub-sahariana”. Questo dimostra che la criminalizzazione omofoba globale, pur con sfumature di gravità diverse (dalla persecuzione di fatto alla pena capitale), è strutturata attorno a un nucleo duro di conservatorismi confessionali che, indipendentemente dal credo specifico (islamico o cristiano), considerano l’orientamento sessuale come un comportamento da perseguire penalmente.
Ma torniamo all’attentato di luglio in Germania. Le forze politiche tedesche, oggi, chiedono di introdurre l’uso tassativo del braccialetto elettronico per tutti i sospetti di terrorismo sotto vigilanza. I portavoce LGBTQ+, pur esprimendo profondo sconcerto e dolore per le vittime, hanno diffuso un appello pubblico formale affinché la tragedia non venga strumentalizzata per alimentare l’islamofobia o l’odio generalizzato contro la comunità musulmana in Germania, ribadendo l’importanza di isolare il fondamentalismo violento senza cedere a generalizzazioni d’odio.
I precedenti attacchi sanguinosi
L’avvenimento ripropone con forza l’odio imperante in larghi settori dell’ideologia islamista contro chiunque non segua rigidamente le direttive coraniche. Tuttavia, la giovane età, la vita da sbandato e il suicidio “ideologizzato” del 21enne Abdul, della cui biografia poco sappiamo, rivelano uno status psichiatrico estremo, sicuramente instabile, per ragioni ancora sconosciute. Abdul proviene da uno stato, il Libano, non noto per crimini di omofobia, anzi, nonostante la legge preveda un anno di carcere (tra le pene più basse esistenti nell’Islam, quasi mai applicata) in genere è giuridicamente tollerante come pochissimi altri stati islamici, come la vicina Giordania, dove l’omosessualità non è neppure reato. Non ci sono omo-omicidi o aggressioni nei due stati. A Beirut si è sviluppata una comunità LGBT che accoglie anche numerosi rifugiati dal resto del resto del mondo arabo. “Insieme alla Tunisia, il Libano risulta uno dei Paesi islamici più aperti nei confronti del mondo LGBT”, due Paesi dove si pubblica anche una rivista del movimento, caso unico nell’Islam, si legga a tal proposito la pagina Diritti LGBT in Libano di Wikipedia. L’Isis è presente in forze anche in Libano, ma non si registrano atti così criminali verso il mondo queer. Almeno per ora.
L’attentato di Berlino non è stato l’unico. Ce ne sono stati di peggiori. Nel 2016 a Orlando (Florida, USA) un uomo armato ha ucciso 49 persone e ne ha ferite altre 53 all’interno del Pulse, un club frequentato dalla comunità LGBTQ+, dichiarando durante l’attacco la sua fedeltà all’ISIS. A Oslo (Norvegia) nel 2022, spari nei pressi di un pub e di un Pride locale ha causato 2 morti e diversi feriti, un’azione considerata dalle autorità come un atto di terrorismo islamista. Sempre nel 2022 un estremista di destra, suprematista, omofobo, entrò in un locale gay di Bratislava (Slovacchia) e uccise due persone per odio di genere, e ne ferì altre gravemente. Le aggressioni e i linciaggi nel mondo islamico sono stati decine, forse centinaia, la maggior parte mai registrati, solo ogni tanto emergono notizie terribili e video terrificanti. Buona parte del mondo non è in grado di proteggere il vario mondo queer.
Qui sotto un confronto interessante: l’areale di diffusione dell’infibulazione femminile elaborato dall’Onu si sovrappone alla mappa mondiale della criminalizzazione omofoba (vedi sopra) 
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