AI, PAOLO BENANTI: FRATE VANNACCIANO MA “INTELLIGENTE”

Il prete francescano siede tra gli esperti che dovrebbero elaborare le strategie dello Stato sull’Intelligenza Artificiale. Più che altro, finora, è noto per i suoi deliri contro gay pride e omogenitorialità, sulla pubblicità intrisa a suo avviso di ideologia gender e ossessioni simili. Un promettente vannacciano, insomma. Fa carriera: il Governo italiano e l’Onu nei mesi scorsi lo hanno nominato loro rappresentante e recentemente è sbarcato sorridente sulla 7  

Padre Paolo Benanti in una recente conferenza

Ahinoi, stiamo promuovendo “il post-umano”, ossia un misto di Intelligenza Artificiale, di persuasione occulta e, attenzione attenzione, d’ideologia gender che annulla le differenze di genere. Lo dice un frate docente, ritenuto un vero esperto di evoluzione tecnologica e di era digitale, parla a nome dello Stato italiano a ingegneri e industriali, un professore di logica e filosofia, un vero piacere sentirlo e imparare da lui molte cose sulla modernità tecnologica targata  Intelligenza artificiale. Si chiama Paolo Benanti, è un frate francescano ordinato prete, neopresidente della Commissione Intelligenza Artificiale, detta impropriamente Commissione Algoritmi. In altri termini, rappresenta le istituzioni italiane nel fissare i paletti al dilagare dell’AI in ogni campo e nel futuro prossimo del Paese.

Il frate, nelle sue appassionate lezioni di storia della tecnologia, si muove da vero istrione, ritenuto “tra le personalità più autorevoli a livello internazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale, etica e società”, si legge in giro. Di altre conferenze, in tono minore, rarissimamente si sa qualcosa, ma è proprio qui che il Benanti tira fuori il meglio di sé, quando cita episodi della pubblicità televisiva dove, a suo avviso, si promuoverebbe l’idea omosessuale del gender. Personaggi a suo dire non ben identificati ma diabolici, ricorrerebbero alla persuasione occulta, come in ogni complotto che si rispetti. Anche questa è intelligenza artificiale, sottintende il frate. Il retropensiero della comunicazione commerciale, sostiene, è unisex, non va bene, deve essere “corretta” alla luce della normalità. Sono pensieri da radicalismo integralista. Sentite QUI una sua appassionata lezione,  su “Natura o Cultura: le sfide delle teorie del gender”, la sfida alla Natura, ovviamente. Non solo. I queer non sono altro che i “finocchi”, secondo il prete, “come si diceva quando ero giovane io”, oggi invece purtroppo sono ascoltati con rispetto, i gay pride sono fenomeni da baracconi e così via. E’ anche divertente ascoltare un professore in tonaca promuovere cretinate in serie.

Più che altro, Benanti esprime le posizioni della Santa Sede, probabilmente le stesse di Giorgia Meloni, essendo ben nota la sua fatica a distinguere fra i due stati. Ha da un paio d’anni sostituito Giuliano Amato, silurato dalla Meloni con poche parole e in maniera informale durante la conferenza di fine anno. Il 19 ottobre scorso, Giuliano Amato era stato nominato presidente della Commissione Algoritmi, un gruppo di ricerca creato dal governo Meloni per studiare l’intelligenza artificiale. Attaccato dalla premier  ha dato subito e volentieri le dimissioni. Benanti era il vicepresidente, nominato su suggerimento vaticano, oggi è “l’esperto di AI”  per conto sia del governo italiano, che lo ha voluto a presiedere l’organismo a cui affidare l’elaborazione della strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale, sia contemporaneamente per conto del Segretario generale delle Nazioni Unite, che lo ha indicato membro dello «High-Level Advisory Body on Artificial Intelligence» dell’Onu.

Il francescano: “Queer significa finocchio”

Non si comprende, quindi, come sul piano bioetico Benandi non riesca e esprimere concetti più profondi, votati all’intelligenza non artificiale, ma autentica, idee identiche, s non peggiori, alle sparate di una testa di legno come il generale Roberto Vannacci in tema di orientamento sessuale. In una delle sue rare interviste, concessa a La Voce, testata apparentemente parrocchiale, in realtà portavoce delle stesse istanze promosse da Vox, il partito spagnolo con cui parla di frequente la Meloni (e a cui pare abbia fatto perdere le elezioni), nell’ultima parte, pubblicata QUI con il significativo titolo “No alla cultura dell’unisex”. Benanti cita «quei fenomeni da baraccone che vediamo al Gay Pride» e ha specificato che «l’utilizzo del termine queer è lo stesso che a Roma facciamo di “finocchio” […] Quando giocavo al campetto dai salesiani – prosegue il frate eterosessuale convinto – bastava mettere in dubbio la mascolinità dell’avversario per far scattare una rissa. Ora questi lo prendono come un vanto». E bravi i salesiani. 

Ora, Benanti – si sottolinea – esprime le posizioni ufficiali della chiesa in materia di moralità sessuale. Tuttavia, non gliel’ha ordinato il papa di esprimersi in termini simili, insolenti e odiosi. Benanti potrebbe essere più rispettoso. Non è un fraticello francescano?

“Nel corso della lezione – spiega La Voce – padre Benanti ha proiettato molti video per dimostrare la novità assoluta del linguaggio attraverso il quale si esprime la teoria del gender”. In altri passaggi dell’articolo viene definita “ideologia gender”, un eufemismo per indicare, in pratica, l’odiato movimento lgbt. Il problema è che Benanti queste idee francescanamente edificanti non le riporta mai in un contradditorio pubblico con interlocutori di pari livello, ma solo in contesti dove il consenso è scontato. Benanti non si confronta, non si misura. Non accetta il dialogo sui temi etici. Detta legge e basta, scivola via che è un piacere.

Curriculum: etica ipercattolica e niente aperture

Il prete francescano combatte complotti omosessuali e gender come il buon padre di famiglia che indica ai figli il corretto modo di intendere la sessualità. Forse non è cosa nuova nel movimento francescano, certo non è il massimo. Fra’ Benanti non può vedere (come tanti del resto), né i gay pride, né la gestazione per altri, detta (anche da lui) volgarmente “utero in affitto”, tutto un mondo che, a suo avviso, rappresenta “il post-umano”, frutto del complotto gender. Occhio quindi all’intelligenza artificiale che proietta il gender a destinatari inconsapevoli. Tipo bambini e adulti ignoranti.  “La soluzione del problema non è la libertà dell’orientamento sessuale o la teoria del gender”, teorizza Marta Ginettelli, della redazione dell’ultracattolica La Voce, interfaccia della spagnola Vox, riportando il pensiero del frate espresso in una sua lezione: non c’è libertà possibile per l’omosessualità; la sessualità giusta è una, unica: eterosessuale. Punto.
Pochissimi, fuori dal suo ambiente, conoscono veramente il frate. Eppure dovrebbe essere lui a occuparsi di intelligenza artificiale per conto degli italiani. Con quali iniziative, è un mistero. Ha pubblicato qualche volume, tra cui uno che è un biglietto da visita: Digital Age, teoria del cambio d’epoca, persona, famiglia, società, oltre a una serie lunghissima di monografie, capitoli e articoli spazianti dalla teologia morale alla bioetica, in decine di voci diverse in tutti i rami della scienza e di storia della stessa. Un pozzo di scienza cattolica QUI l’elenco completo.  Però un  dibattito pubblico con possibile contraddittorio che sia uno non lo fa. Come la Meloni. Parla solo con chi si fida e s’inchina.

Sfugge sistematicamente a ogni confronto

Padre Paolo Benanti a quasi sei mesi dall’insediamento non si lascia intervistare, non si interfaccia se non raramente con i media, con cui pure dovrebbe relazionarsi per professione, non si lascia conoscere, evita come il diavolo l’acqua santa i dibattiti pubblici e soprattutto evita le domande scomode. In rete si trovano solo alcune sue conferenze. Ben fatte, per carità, ma sempre alla larga dal confronto, sempre come se parlasse a un consesso di ubbidienti. 
Sfugge, padre Benanti.  In pratica era conosciuto solo dalle gerarchie ecclesiastiche e da alcuni politici devoti (quali?) che l’hanno inserito nella cosiddetta Commissione Algoritmi – formalmente la Commissione sull’Intelligenza Artificiale per l’informazione del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

La decisione di lanciare una commissione in tema di AI parte da Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria. Classe 1972, Barachini è stato a lungo un noto giornalista dei tg Mediaset. Dal 2018 è senatore, eletto in Lombardia con i voti di Forza Italia.  Più che altro puntava sulla presenza in Commissione AI di Giuliano Amato, cattolico più equilibrato. E invece niente, Meloni dispettosa con Forza Italia ci dà un taglio.

“Consigliere del Papa”, ma spara cretinate alla Vannacci 

Benanti era consigliere di Papa Francesco sui temi, appunto, dell’intelligenza artificiale, soprattutto dell’etica della tecnologia. Da quando  Bergoglio, assillato dalle congreghe di cattolici tradizionalisti, si è convinto che il “pericolo gender” esiste veramente, la sua carriera ha spiccato il volo. La “teoria del gender”, tanto per intenderci, è quella del complotto universale le cui pretese consistono nell’abolire le differenze culturali di genere. Una sorta di nuovi Savi di Sion, ossia di gay militanti, sono operanti per rovesciare l’ordo naturalis stabilito da Dio.

Stemma della Pontificia Università Gregoriana

Docente alla Pontificia Università Gregoriana, è un autentico sostenitore dell’esistenza del complotto che promuove la “sessualità sbagliata” nel mondo, nonché la gestazione per altri, che lui intende essenzialmente come concessione innaturale all’omogenitorialità, al complotto gender, quindi “come dice Dio” è da vietare. Probabilmente il riferimento teologico è al Levitico. Figurarsi se la Meloni non è d’accordo. Il generale Vannacci potrebbe definirle Paolo Benanti il suo teologo preferito.

Gli unici che riescono ad avvicinare il padre francescano e a trascinarlo in una conferenza sono legatissimi al mondo cattolico, QUI un incontro organizzato dai Francescani .   L’unico giornalista che abbia fatto luce sul personaggio è Andrea Capocci, del Manifesto, con un’inchiesta intitolato “Paolo Benanti, il frate nerd fervente militante «anti-gender», in Il Manifesto, 7 gennaio 2024, punto di partenza di questo articolo.
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