San Francesco capì per primo che la nudità è sovversiva. La ricerca del sacro passa infatti attraverso la spoliazione del sé. A Napoli 10 rappresentazioni teatrali, una al mese, dedicata ad altrettanti martiri: liberati dall’icona agiografica in cui sono incassati, per essere restituiti alla loro verità non ufficiale
di Roberto Schena
Sostenete che sia il dolore a forgiare i santi, che la sofferenza e la tortura diano vita ai martiri. Ma vi sbagliate. Anche i condannati a morte, specialmente sotto il peso delle torture inflitte dai sistemi giudiziari del passato, hanno conosciuto l’abisso del tormento, eppure questo non ha fatto di loro anime probe.La vera santità non germoglia dal supplizio passivo, ma da una scelta attiva: la nudità esposta, cruda, offerta allo sguardo pubblico.
Non fu forse questa l’inaudita, dirompente provocazione di Francesco, all’inizio del XIII secolo? Egli si tolse ogni indumento davanti ai consoli della città e al vescovo, compiendo un gesto di rottura assoluto. Suo padre Bernardone, un facoltoso mercante di stoffe, lo aveva trascinato in giudizio per aver venduto i beni di famiglia senza permesso, spinto dal desiderio generoso di restaurare una chiesa ormai fatiscente. L’intento del mercante era solo quello di spaventare un figlio amatissimo che si era rivelato un mentitore. Fino ad allora, Bernardone aveva quasi “comprato” l’obbedienza del suo erede designato, viziandolo e trasformandolo in un bamboccione indifferente alla miseria dei poverissimi, tutto dedito a feste, allegrie, abiti lussuosi e banchetti con gli amici.
In quella piazza, Francesco dichiarò apertis verbis di non essere più soggetto ad alcuna autorità laica, civile o genitoriale, provocando la frattura definitiva con la propria famiglia.
Giotto, San Francesco rinuncia ai beni terreni. La scena mostra il giovane mentre restituisce i vestiti al padre adirato e trattenuto. Il vescovo, commosso, lo copre con un mantello
Il peso simbolico del corpo esposto
Per rendere irrevocabile questo strappo, il giovane scelse di rimanere completamente nudo tra la folla, richiamando l’immagine di Cristo sulla croce, i cui vestiti vennero giocati a dadi dai soldati romani. Nel mondo antico e medievale, la nudità pubblica e forzata rappresentava uno spietato strumento di degradazione psicologica e sociale, una punizione considerata dagli storici persino peggiore della morte stessa. Eppure, per chi ricerca il sacro, la spoliazione si trasforma da umiliazione a cammino di liberazione. La nudità diventa così lo strumento supremo della santità, una via di estraniamento dal mondo percorsa anche dai monaci digambara indù e dagli asceti dell’Himalaya.
Essa rappresenta il distacco radicale della coscienza dai beni terreni, il rifiuto di lasciarsi dominare dalla materia e il superamento razionale della vergogna. Si tratta di un rovesciamento del dettato biblico dell’Antico Testamento, dove Adamo ed Eva arrossiscono scoprendosi nudi, poiché il senso di colpa e il pudore sono la punizione per la purezza perduta. Questo potenziale sovversivo è così intollerabile per le istituzioni che il Concilio di Trento cercò di bandire la nudità in modo assoluto, censurando persino le rappresentazioni di Sebastiano, Francesco e dello stesso Cristo, che pure avrebbero dovuto essere raffigurati nudi per fedeltà alla loro biografia.
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Il ritorno alla carne: Martyria e il teatro catartico
Tale carica rivoluzionaria rivive sulla scena teatrale attraverso la ricerca artistica di Antonio Mocciola. Nella sua rassegna napoletana intitolata Martyria, ospitata presso lo Studio Z.e.n Art Hub, i santi vengono privati delle difese rassicuranti dell’iconografia tradizionale per mostrare il loro peso specifico, fatto di sangue, carne e reale sacrificio. L’attore moccioliano, costretto a una costante nudità integrale in ogni suo testo, è quindi santo per definizione, liberando lo spettatore dalle convenzioni sociali attraverso testi fortemente poetici e impegnati. Il testo poetico di Mocciola è sempre l’unico l’abito di scena, non ne sono ammessi altri, il loro alto contenuto giustifica la nudità, cancella completamente la vergogna dell’attore per la sua carne.
Questa esposizione di sé, agisce come un processo catartico: mentre il pubblico proietta sulla nudità dell’attore il proprio senso del pudore — che ad un’analisi profonda non è altro che senso di colpa, basta essere in un’area naturista per rendersene conto —, l’opera distrugge divieti e derisioni, scagliandoli sul volto degli spettatori. L’obiettivo di Martyria è spazzare via l’immagine edulcorata dei “santini” chiusi nelle bacheche e venerati pigramente dai pellegrini, restituendo ai santi la loro natura originaria di uomini e donne segnati da limiti, ambiguità e contraddizioni.
Tra settembre e giugno, dieci storie e dieci vite di rivoluzionari — tra cui spicca, unica donna nuda sul palco, Gemma Galgani — si offrono senza difese per restituire uno sguardo laico, carnale e profondamente umano a icone troppo a lungo incomprese.
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Il ciclo ha una Cronologia Storica dalle origini al presente:
I Secolo d.C.
Golgota. Sul monte Calvario, l’attore interpreta Disma, il Buon Ladrone, Inchiodato a un legno, Disma consuma un commovente e carnale corpo a corpo psicologico con la presenza silenziosa e luminosa di un altro condannato chiamato Joshua. Attraverso una confessione ricca di spunti poetici e priva di sconti teologici, il protagonista esprime la propria terrorizzata miseria biologica, rievocando i traumi e la vergogna della sua infanzia e la sfrontata ironia di condividere lo stesso fango del Messia prima di esalare l’ultimo respiro. 24 aprile 2027 con Gaetano Marsico— III Secolo d.C. (258 d.C.)
L’ultimo desiderio di San Lorenzo. La nudità come atto politico; a Roma, l’arcidiacono Lorenzo si rifiuta di consegnare le ricchezze della Chiesa all’Impero Romano, indicando negli emarginati e nei poveri i veri tesori del sacro. L’arcidiacono di Roma, rappresentato in scena con nudità integrale, sovverte l’agiografia tradizionale rifiutando di consegnare l’oro della Chiesa all’Impero Romano e presentando invece gli emarginati e i poveri come i suoi veri tesori. Lorenzo rifiuta l’edulcorata retorica del martirio sorridente sulla graticola e trasforma il corpo nudo in un atto politico contro i conformismi e i totalitarismi di ieri e di oggi. 23 gennaio con Matteo Monteforte
Fine del III / Inizio IV Secolo d.C. i martiri sotto Diocleziano:
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— Sebastiano. Il soldato Sebastiano, legato nudo a un palo, affronta il martirio delle frecce ordinato dall’imperatore Diocleziano, di cui era stato capitano fidato e amante segreto. Divenuto un’icona gay dopo la rappresentazione che ne fece Gabriele D’Annunzio, attraverso una “doppia morte” – prima psicologica, uccidendo il suo desiderio umano per l’imperatore, e poi fisica, venendo finito a bastonate – Sebastiano distrugge il soldato del passato per rinascere come icona spirituale eterna. 27 febbraio con Michele Pedata
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— ‘O Sanghe a Napoli, è il sangue di San Gennaro, mostrato in una nudità politica. Gennaro, Vescovo di Benevento, è prigioniero a Pozzuoli con le mani legate dietro la schiena prima del martirio. “Mi volete esposto, deriso, osservato nelle parti più intime – dice ai suoi carnefici – senza che io possa mai coprirmi. Mi volete dipendente da chiunque, come un neonato, come un cane. Devo chiedere pietà a voi per un sorso d’acqua, per un pezzo di pane secco, per fare i miei bisogni nella terra”. Nel delirio febbrile della vigilia, Gennaro affronta il tormento di desideri umani mai sopiti, per poi lanciare — squarciando il tempo — una feroce invettiva contro la Napoli contemporanea. Il santo accusa la città di aver ridotto il suo martirio a un souvenir kitsch da tre euro e cinquanta e a un amuleto per boss della camorra, rimanendo colpevolmente indifferente al sangue reale versato da vittime innocenti come Giancarlo Siani e Annalisa Durante. 19 settembre con Giuliano Del Gaudio
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Medioevo: 1084 d.C. e inizio del XIII Secolo d.C.
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— San Satana. Ambientato nel 1084, mostra il violento scontro psicologico e fisico tra Papa Gregorio VII, imprigionato e denudato a Castel Sant’Angelo, e Sabina, la figlia di un sacerdote suicidatosi in seguito ai decreti papali sul celibato ecclesiastico. Di fronte al dolore e alla condivisione di traumi passati, il pontefice crolla confessando la propria ipocrisia carnale e sceglie infine di rifiutare il reinsediamento politico, preferendo rimanere recluso per sempre insieme alla donna. 21 novembre con Nico D’Agostino (e Connie Amirante)
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— Prendetevi tutto è il titolo della pièce che riguarda Francesco, di cui abbiamo detto all’inizio. Dopo lo strappo radicale con le ricchezze del padre e i compromessi della Chiesa, si scaglia in un’invettiva profetica contro la schiavitù del superfluo. 24 ottobre 2026, con Tommaso Sepe
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Mateo Cerezo, metà sec. XVII: San Francesco d’Assisi nudo tra le spine. Opera difficile da mostrare al pubblico per la sua crudezza: Francesco sceglie il dolore fisico per vincere la tentazione sessuale, perfetto modello di penitenza e autocontrollo. Roma, Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini (via Veneto). Colorazione con AI
— Santa Rita: Una Rita Lotti di settantasei anni, consumata dalla febbre e dal dolore incessante della stigmata sulla fronte, rievoca nella sua cella i diciott’anni di matrimonio forzato con il violento Paolo (“il lupo”). La donna rivive la tragica e mostruosa decisione di implorare da Dio la morte dei propri figli adolescenti prima che potessero macchiare le proprie anime con la vendetta di sangue della faida familiare. 19 dicembre con Antonia Esposito
Il XVI Secolo d.C. (1545–1563 d.C.)
— La censura della carne: Il Concilio di Trento interviene per proibire in assoluto la nudità nell’arte, ordinando di coprire e censurare anche le rappresentazioni di Sebastiano, Francesco e dello stesso Cristo, nonostante la nudità facesse intimamente parte della loro biografia
Il XVIII Secolo d.C.
— San Gerardo Maiella.La nudità di Gerardo è la nuda veritas dell’anima di fronte a Dio. Il corpo è vissuto sia come gabbia da mortificare (attraverso cilici, catene e digiuni feroci) sia come ostensorio per sperimentare la Passione di Cristo sulla propria pelle. I fluidi corporei (il sudore delle estasi, il sangue delle autoflagellazioni e umiliazioni estreme come pulire la propria urina o leccare il sangue sulla neve) diventano l’alfabeto di un amore che brucia come calore bianco. 26 giugno con Andrea Cancelliere
Nel XX Secolo (1903 e 1942 Il martirio moderno
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—Edith Stein, divenuta Santa Teresa Benedetta della Croce, consuma il proprio cammino spirituale e il proprio sacrificio estremo. Da definire. Previsto per il 22 maggio 2027 con Sarah Falanga
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—La violenza del tuo amore. Santa Gemma Galgani, rappresentata nuda e consumata dalla tubercolosi, descrive le sue estasi mistiche, le piaghe delle stimmate e le dolorose mortificazioni corporali che si infliggeva. “Ogni livido che mi trovavo sul collo, sulle costole, era un segno che nascondevo sotto la camicia di lana. Non lo dicevo a mia madre. Non lo dicevo a nessuno. A Roccaporena se un marito ti picchia, la colpa è tua che non hai saputo tenerlo calmo”. Emerge lo scontro psicologico e la violenza dei suoi confessori che esaminano con morbosa curiosità le sue ferite fresche, finché Gemma non si spegne il Sabato Santo abbandonandosi all’amore divino. 27 marzo con Antonella Formisano.
Locandina di uno degli spiettacoli di Martyria
Calendario degli Spettacoli
19 settembre: San Gennaro – con Giuliano Del Gaudio
24 ottobre: San Francesco – con Tommaso Sepe
21 novembre:San Gregorio VII – con Nico D’Agostino (e Connie Amirante)
19 dicembre: Santa Rita – con Antonia Esposito
23 gennaio: San Lorenzo – con Matteo Monteforte
27 febbraio: San Sebastiano – con Michele Pedata
27 marzo: Santa Gemma Galgani – con Antonella Formisano
24 aprile:San Disma – con Gaetano Marsico
22 maggio: Santa Teresa B. (Edith Stein) – con Sarah Falanga
26 giugno: San Gerardo Maiella – con Andrea Cancelliere