Da qualche anno, il continente più vasto e popoloso, un tempo noto per le leggi omofobe in ogni singolo Paese, ha rovesciato completamente la situazione: merito dei pur lenti progressi in Cina e di quelli molto più rapidi in Taiwan, Thailandia e soprattutto, vera sorpresa, India. Negli stati islamici, concentrati in Medio Oriente, nella cosiddetta “Mezzaluna omofoba”, permangono pesanti pene detentive e addirittura la pena capitale, interrotte solo dalla presenza di Israele
Il caso dell’India: la “bomba queer” è qui

Ma la speranze maggiori sono riposte nell’India, con i suoi oltre 1,47 miliardi di abitanti. La Corte Suprema nel 2018 ha dichiarato decadute le leggi omofobe: queste condannavano chiunque avesse rapporti omosessuali a 10 anni di carcere, in certi casi anche l’ergastolo, più una forte multa. L’India non riconosce né matrimonio né unioni civili a livello nazionale, ma la situazione sta evolvendo rapidamente. Alcuni tribunali hanno concesso tutele legali per la convivenza non registrata. I cittadini transgender hanno il diritto costituzionale di registrarsi come terzo genere, è vietato il bullismo e il nonnismo rivolti agli studenti in base all’orientamento sessuale o all’identità di genere nell’istruzione superiore.
Per quanto riguarda la vita gay nei centri urbani, si deve immaginare un Paese che conta diverse megalopoli, dai 33 milioni di Delhi, ai 22 di Mumbai, i 20 di Calcutta, i 13 di Bangalore (la Silicon Valley dell’India) e così via, tutte con una presenza queer consistente in molte centinaia di migliaia di persone per ognuna megalopoli. L’India urbana presenta una enorme scena gay di notte e di giorno, molto variegata nelle città, turisticamente interessanti, in grado di produrre business importanti, occasioni molteplici di lavoro: è la cosiddetta pink economy, o pink money, creazione di “denaro rosa” che qui acquisisce forza, tanto che la Corte Suprema, nel dichiarare depenalizzata l’omosessualità nel 2018, ha fatto riferimento proprio all’espansione economica determinata dalla creazione della comunità glbt. La Corte si è concentrata sui diritti costituzionali fondamentali: diritto alla vita, alla dignità, alla privacy e all’uguaglianza; ha stabilito che l’orientamento sessuale è un attributo naturale e che criminalizzarlo viola il diritto alla privacy, alla libertà di espressione e all’uguaglianza sanciti dalla Costituzione indiana, condannando duramente la discriminazione.
Israele, Gaza e il Medio Oriente

Israele ha una funzione molto importante in Asia. Negli stati più vicini, come Giordania e Libano e Cisgiordania i rapporti gay non sono illeciti come in tutti gli altri paesi islamici. In Turchia non è illegale ma con Erdogan le restrizioni sono sempre più pesanti e la vecchia Costantinopoli, Istambul, non può più nemmeno realizzare i pride che prima del suo colpo di stato nel luglio del 2016 si svolgevano regolarmente.
In Cina si è accesa la scena gay

La Cina come l’India, è un colosso demografico, anzi, ancora più grosso, dove è impossibile confinare alla clandestinità l’orientamento sessuale di milioni di persone. Megalopoli come Chongqing, 36 milioni di abitanti, Shangai, 30 milioni, Pechino, 25 milioni, Canton, 20mil., Tianjin, 15mil., Wuhan, 11mil., Shenzen, 10 mil., Shenyang, 9 mil., sono un enorme concentrato Lgbtq, ognuna con centinaia di migliaia di gay, lesbiche, trans, queer variamente intesi.
Vediamo i progressi. Nel 2001 la Repubblica popolare ha cancellato la voce “omosessualità” dalla lista dei disturbi mentali, rendendola di fatto legale. Ne è seguito un lunghissimo periodo di aperure anche tramite il controllatissimo internet cinese, ma tutto viene bloccato o quanto meno limitato dal 2017 quando le autorità “hanno bandito i contenuti LGBT+ dai programmi in rete, equiparando l’omosessualità agli abusi sessuali sotto la comune etichetta delle “relazioni sessuali anormali”. Il giro di vite dopo l’esplosione di una relativa libertà, riprende nel 2021, quando decine di account social collegati a gruppi studenteschi LGBT+ sono stati disabilitati (2).
Inoltre, pur rimanendo nella legalità, vi sono forti restrizioni sociali e legali. Le coppie omosessuali non solo non possono sposarsi né tanto meno adottare bambini, ma negli ultimi anni, il governo ha dato una stretta, nota ufficiosamente come i “tre no”: niente approvazione, niente disapprovazione, niente promozione, il che significa rigida censura sui media, divieto di parlarne in tv o nel cinema, chiusura di diverse associazioni e account sui social media locali legati alla comunità. Si tratta di una sorta di semigenocidio muto: io non ti metto in galera o in manicomio, tu in compenso non fiati, non scrivi, non organizzi, non protesti, non ti fai notare in alcun modo. Eppure, la vita gay cinese riesce a essere sempre fortemente attiva: a Pechino e a Shanghai e nelle grandi città in genere, locali e app di incontri sono ampiamente tollerati ed è possibile per i viaggiatori farvi visita. La comunità queer, incredibilmente, riesce a trovare mille sotterfugi per proporsi e agire, anche come organizzazioni no profit nella prevenzione di malattie e promozione di supporti vari.
Le aree dell’intolleranza

L’area dell’intolleranza totale si identifica con il Medio Oriente islamico e pezzi di Asia legati all’Islam, a eccezione dello Sri Lanka e della Birmania ambedue ampiamente buddisti, che conservano una legge risalente al 1861 introdotta dall’Impero Britannico, la stessa applicata in India, che però l’ha abrogata, e altre aree. Gli stati che applicano la pena di morte sono tanti, tra cui Iran, Arabia Saudita, Yemen, Afghanistan e anche qualche paese del Golfo dove dominano i petrodollari.
Infine, l’area nord del continente, qui nella mappa indicata con il colore arancione, è il grosso del continente. Collocato in un’ampia area regionale nella fascia che va dalla Turchia alla Cina passando per la Russia, il Kazakistan, la Mongolia, la Corea del Nord e l’Indonesia, sussistono restrizioni pesanti nonostante l’atto omosessuale in se stesso non sia un reato. Sono stati dove le libertà individuali non sono molto amate dai governi, anzi, sono viste con forti sospetti, come in Corea del Nord, dove lo stato ti chiede perché non sei sposato e in pratica impone il matrimonio. Oppure proibisce la comunicazione della cultura queer sotto qualsiasi forma, film, video, romanzi, discorsi pubblici, articoli, come specialmente nella Russia di Putin e, ora, anche nella Turchia di Erdogan. In totale, sono quasi due miliardi di persone che vivono in libertà vigilata.
In Asia, come accennato, i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso, sono considerati un reato in 19 dei 49 stati. In molti di questi ordinamenti, le leggi derivano da vecchi codici penali di epoca coloniale britannica, che però prevedevano al massimo due anni di carcere. Il peggio è nell’odierna applicazione rigida della legge islamica (Shari’a). I paesi asiatici in cui l’omosessualità è illegale si dividono in base alle macroregioni di appartenenza:
LEGENDA: in rosso: carcere o pena di morte se con X. In marrone: legale ma con serie restrizioni. In verde: legale e con tutele
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Afghanistan X: Fortemente criminalizzato e punibile teoricamente anche con la pena di morte sotto il regime dei Talebani.
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Arabia Saudita X: Punibile con frustate, reclusione e teoricamente con la pena di morte.
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Armenia: Legale dal 2003, spinta dall’ingresso nel Consiglio d’Europa.
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Azerbaigian: Legale dal 2000, ma i diritti civili effettivi e l’accettazione sociale sono minimi.
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Bahrein: Depenalizzata nel 1976 con l’introduzione di un nuovo codice penale.
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Bangladesh: Punibile nominalmente con il carcere a vita, anche se l’applicazione è rara.
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Bhutan: Depenalizzata ufficialmente nel 2021 tramite la modifica degli articoli del codice penale.
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Birmania (Myanmar): L’articolo 377 del codice penale punisce i rapporti omosessuali con la reclusione, anche se la legge viene applicata raramente.
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Brunei X: Ha introdotto nel codice penale la pena di morte per lapidazione, attualmente soggetta a una moratoria formale dopo forti pressioni internazionali.
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Cambogia: Legale, non esistono leggi restrittive ma manca un quadro di riconoscimento formale.
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Cina: Depenalizzata nel 1997 e rimossa dalle malattie mentali nel 2001, ma non esistono tutele legali o matrimoni.
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Cipro: Legale dal 1998, permette le unioni civili ed è membro dell’Unione Europea.
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Cisgiordania (Palestina): Legale dal 1951. A causa della mancanza di tutele e di discriminazioni radicate, molti attivisti e persone queer palestinesi operano in clandestinità o cercano rifugio altrove.
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Corea del Nord: L’omosessualità non è legalmente punita dal codice penale, ma le persone LGBT+ affrontano una totale assenza di diritti. La rigida morale di stato promuove un’idea di famiglia tradizionale finalizzata alla procreazione; qualsiasi comportamento difforme è malvisto e represso.
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Corea del Sud: Legale, ma non vi è alcun riconoscimento per le unioni civili e persistono forti discriminazioni sociali.
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Emirati Arabi Uniti X: Illegale a livello federale, con rischio teorico di pena capitale, sebbene le condanne gravi siano rare per atti privati.
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Filippine: Legale, ma le proposte di legge anti-discriminazione e sui matrimoni faticano a essere approvate.
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Georgia: Legale dal 2000, possiede leggi anti-discriminazione formali ma la violenza sociale resta alta.
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Giappone: Legale, non esiste il matrimonio a livello nazionale ma molte prefetture offrono certificati di partnership.
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Giordania: Legale dal 1951, quando venne adottato il codice penale giordano che rimosse le vecchie leggi coloniali.

Questo poster annuncia una “Fundraiser Party” (festa di raccolta fondi) per il Delhi Queer Pride 2025. L’evento, dice il poster, si terrà sabato 8 novembre alle ore 19:00. La location è Bottles & Barrels, situata al secondo piano della DLF Star Tower. Si accettano solo donazioni in contanti -
India: Depenalizzata nel 2018 grazie a una storica sentenza della Corte Suprema che ha annullato la sezione 377. I tribunali hanno però riconosciuto il diritto delle coppie queer di convivere e di instaurare relazioni domestiche “non eteronormative”, legislazione progressista in materia di persone transgender e non conformi al genere. Secondo le attuali linee guida sull’adozione emanate dalla Central Adoption Resource Authority (CARA), le persone LGBTQ+ single possono adottare bambini, ma le coppie dello stesso sesso non possono adottare congiuntamente. Inoltre, le coppie LGBTQ+ non godono di diritti automatici sulla proprietà comune, sui conti bancari cointestati e sulle decisioni mediche.
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Indonesia: Legalmente non è reato, tranne nella provincia autonoma di Aceh che applica la Shari’a con reclusione fino a 100 mesi e 100 frustate in pubblico, ma in tutta l’Indonesia vige il divieto di sesso fuori dal matrimonio eterosessuale e di convivenza. Nonostante la fortissima pressione islamica, esiste una comunità lgbt che esprime le proprie posizioni. Una circolare della polizia nel 2015, raccomanda di opporsi a qualsiasi crimine di odio relativo agli orientamenti sessuali e all’identità di genere.
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Iran: Prevede punizioni corporali e la pena di morte, in particolare per l’omosessualità maschile. Spesso applicata, i casi sono migliaia.
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Iraq: Non esiste una legge specifica sul codice penale, ma i rapporti tra persone dello stesso sesso sono perseguiti tramite leggi sulla pubblica decenza e milizie locali.
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Israele: Legale dal 1988, offre i diritti e le tutele per le persone LGBTQ+ più avanzati del Medio Oriente. Le leggi anti-discriminazione sono in vigore dal 1992. Sebbene il matrimonio egualitario non sia celebrato nel Paese, lo Stato riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, e le coppie gay possono accedere all’adozione e alla maternità surrogata. Tel Aviv è considerata una delle capitali mondiali più gay-friendly, ospitando il più grande Pride del Medio Oriente.
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Kazakistan: Legale dal 1998, ma l’attivismo e l’espressione pubblica subiscono forti restrizioni politiche.
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Kirghizistan: Legale dal 1998, sebbene il clima sociale e politico rimanga conservatore.
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Kuwait: Illegale; comporta pene detentive fino a 7 anni.
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Laos: Legale, non sono presenti leggi che criminalizzano i rapporti consensuali tra adulti.
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Libano: L’articolo 534 proibisce i rapporti “contrari alla natura”, ma diverse sentenze dei tribunali locali hanno stabilito di non applicarlo.
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Maldive: Illegale secondo il codice penale e la Shari’a; prevede frustate, arresti domiciliari o fino a 8 anni di carcere.
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Malesia (Malaysia): Prevede severe pene detentive fino a 20 anni e punizioni corporali (fustigazione). Nonostante la presenza di alcune minoritarie formazioni politiche (anche governative) favorevoli alla soppressione delle leggi omofobe, la Malesia resta uno degli stati meno capaci di garantire uno stato di diritto. Nel Paese, tra l’altro, è in funzione il Tribunale Islamico, vera e propria Santa Inquisizione come quella cattolica con poteri autonomi di indagine, arresto e condanna. Sono noti maltrattamenti polizieschi, soprattutto nei confronti di persone transgender.
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Mongolia: Legale dal 1961, ha introdotto leggi sui crimini d’odio che includono l’orientamento sessuale.
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Nepal: Riconosce i diritti formali del “terzo genere”, ha introdotto tutele costituzionali e registrato i primi matrimoni paritari.
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Oman: Punibile con la prigione fino a tre anni.
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Pakistan: Prevede pene da due anni fino all’ergastolo, sebbene applicate sporadicamente.
- Qatar: Punibile con multe e la reclusione fino a 7 anni.
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Russia: Tecnicamente depenalizzata nel 1993, ma le leggi recenti hanno reso illegale qualsiasi forma di transizione, attivismo o espressione pubblica: vietati i pride, i libri che parlino positivamente di rapporti queer, vietato in ogni tipo di comunicazione via radio, tv, internet, giornali e riviste. Perfino cartelli appesi nei bar che annunciano feste dove ci sono gay. Proibiti i dibattiti pubblici. Il reato è: propaganda di rapporti sessuali non tradizionali ed è paragonato al terrorismo. In altri termini, l’omosessualità è clandestina.
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Singapore: Ha abrogato formalmente la sezione 377A nel 2022, depenalizzando il sesso tra uomini, ma persistono forti limitazioni
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Siria: Illegale in base all’articolo 520 del codice penale; prevede fino a tre anni di carcere.
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Sri Lanka: Mantiene ancora nel codice penale il reato di “indecenza grossolana” ereditato dall’epoca coloniale inglese, con pene fino a 10 anni carcere, da tempo non applicato
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Striscia di Gaza (Palestina): È illegale in seguito a un’ordinanza britannica risalente del 1936, ma il governo di Hamas impone la pena di morte.
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Tagikistan: Legale dal 1998, ma le persone LGBT affrontano frequenti abusi da parte delle autorità. Paese islamico.
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Taiwan: Primo paese in Asia a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2019.
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Thailandia: Ha approvato e reso effettivo il matrimonio egualitario per garantire pieni diritti alle coppie.
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Timor Est: Legale fin dalla sua indipendenza, con tutele costituzionali generiche contro le discriminazioni.
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Turchia: Legale fin dalla fondazione della repubblica moderna (1858 nel periodo ottomano), ma l’ostilità politica è severa. Come in Russia, da qualche mese è proibita in Turchia qualsiasi forma di espressione pubblica: vietati i pride, i libri che parlino positivamente di rapporti queer, vietato in ogni tipo di comunicazione via radio, tv, internet, giornali e riviste. Il reato è: propaganda di cultura ostile alla famiglia.
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Turkmenistan: Illegale solo per gli uomini; prevede fino a due anni di reclusione. Paese e maggioranza islamica.
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Uzbekistan: Illegale solo per gli uomini; comporta pene detentive fino a tre anni. Paese e maggioranza islamica.
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Vietnam: Legale, i matrimoni simbolici sono ammessi ma non hanno alcun valore o tutela legale.
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Yemen: Prevede punizioni corporali e la pena di morte
Note
(1) Fonte: “Le frustate dei fratelli Sinwar emergono dai tunnel di Gaza“, il Foglio 5 aprile 2024, vedi QUI,
ma vedi anche “Rights Group Exposes Palestinian Torture Ahead”, of First UN Review, QUI.
- (2) Cina: aumenta la repressione della comunità LGBT+, di Alessandra Colarizi, GariwoMag, 7 novembre 2013, vedi QUI.
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