Autore gay considerato profeta di libertà, nel 1965 visitò diversi Paesi dell’est scontrandosi subito con le autorità del posto, che lo cacciarono. Fu il primo intellettuale della sinistra occidentale a capire la degenerazione illiberale di Cuba. Solo nella Praga pre-invasione sovietica del 68, ebbe un’accoglienza trionfale di migliaia di studenti
…i comunisti hanno paura delle persone che hanno un corpo lucente e pacifico… (A. G.)

Allen Ginsberg, il poeta-padre della beat generation, nel 1965, in piena Guerra Fredda e all’inizio dell’era di Leonid Brežnev, intraprese clamorosi viaggio oltre la Cortina di Ferro. Furono esperienze turbolente che si conclusero sempre con la sua espulsione forzata non solo da Cuba e dalla Cecoslovacchia (allora satellite sovietico), ma anche con l’allontanamento definitivo dall’orbita culturale del socialismo reale e dall’Unione Sovietica.

Nel 1965, il primo intellettuale che ha accusato e il regime cubano di non avere nulla di rivoluzionario e anzi molto della società dittatoriale autoritaria, infrangendo i sogni della sinistra, è stato lui. Tutto iniziò in gennaio quando, su invito del governo cubano partecipò a una conferenza letteraria a L’Avana, il cui scopo era evidentemente propagandare le idee rivoluzionare dell’isola. Raggiunse Cuba via Città del Messico a causa delle restrizioni di viaggio della Guerra Fredda. Durante il soggiorno a L’Avana, venne a conoscenza delle carcerazioni, delle persecuzioni e dei campi di lavoro forzato destinati agli omosessuali a Cuba direttamente dalla voce dei giovani scrittori e intellettuali locali. Essi gli confidarono il clima di terrore e la sparizione di amici omosessuali o “dissidenti”. In effetti, Il 1965 fu proprio l’anno in cui il regime castrista, in novembre, formalizzò le UMAP (Unità Militari di Aiuto alla Produzione), veri e propri campi di lavoro in cui venivano internati gay, testimoni di Geova e cosiddetti “anti-sociali”.
Pessima reputazione dell’isola
La sua cacciata ebbe effetti devastanti per Cuba. Creò tensioni e disillusione tra gli intellettuali di sinistra e i simpatizzanti della rivoluzione cubana negli Stati Uniti e in Europa. Fino a quel momento, gran parte della sinistra intellettuale e della nascente controcultura occidentale guardava alla Rivoluzione Cubana del 1959 con enorme fascino e speranza utopica. La denuncia di Ginsberg sull’autoritarismo del regime aprì una prima, profonda crepa in questo mito. L’opinione pubblica americana rimase colpita dal fatto che un simbolo storico dell’anticonformismo — un poeta che aveva ferocemente attaccato il capitalismo, il puritanesimo e il militarismo statunitense in Urlo — stesse denunciando con la stessa fermezza la repressione dittatoriale nel blocco comunista.

Nel marzo dello stesso anno, l’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli pose la questione della persecuzione degli omosessuali a Fidel Castro nel marzo del 1965, nel corso di un’intervista durante uno dei suoi soggiorni a Cuba. L’editore affrontò apertamente l’argomento criticando la politica discriminatoria e repressiva del regime cubano. All’obiezione di Feltrinelli (“volete creare il mondo nuovo e vi comportate da…“), il Líder Maximo rispose sostenendo di non avere pregiudizi personali, ma giustificò in parte le misure repressive richiamando le proteste dei genitori nelle scuole e la radicata mentalità comune dell’epoca nei confronti dell’omosessualità.
L’elezione a “Re di Maggio” (Kral Majáles) e la trappola della polizia

A Praga, la presenza di Ginsberg scatenò un enorme entusiasmo tra gli studenti universitari, stanchi del rigido controllo del regime. Il 1° maggio del 1965, durante la tradizionale festa studentesca della primavera, gli studenti praghesi lo elessero “Re di Maggio” (Kral Majáles). Ginsberg sfilò per le strade di Praga incoronato, acclamato da decine di migliaia di giovani come un simbolo vivente di libertà sessuale e ribellione culturale. Questo evento segnò la sua condanna per le autorità comuniste. Il regime non poteva tollerare che un cittadino americano guidasse una simile manifestazione spontanea di dissenso giovanile.
L’arresto e l’espulsione formale
Pochi giorni dopo il trionfo nelle strade, il 7 maggio 1965, Ginsberg fu fermato dalla polizia politica, trattenuto in isolamento e interrogato. Le autorità lo dichiararono ufficialmente persona non grata. La motivazione ufficiale dell’espulsione fu un mix di accuse politiche e omofobe: venne descritto dalla stampa di regime come un “pervertito sessuale”, un “elemento asociale” e un “agente di corruzione borghese” intenzionato a deviare la gioventù socialista con la propaganda dell’omosessualità e della droga. Fu scortato fisicamente dagli agenti della polizia segreta fino all’aeroporto di Praga e imbarcato a forza su un volo diretto a Londra.“E sono il Re di Maggio, che è il potere della poesia sessuale conscia…
e i comunisti hanno paura delle persone che hanno un corpo lucente e pacifico…
e mi hanno arrestato a Praga perché sono il Re di Maggio…”
Quell’espulsione del 1965 dimostrò quanto la leadership sovietica considerasse pericolosa la commistione tra libertà di espressione artistica e liberazione sessuale. Si tratta dello stesso identico cortocircuito ideologico che, a distanza di oltre sessant’anni, ha spinto il governo russo attuale a rimettere al bando le sue opere.
